Leggendo "Vora" di Mara venuto: la recensione di Giulia Notarangelo
Poesia dell'incapibile, dell'inconoscibile, del buio oltre la siepe . Poesia secca, assertiva, talvolta oscura, ma ricca di fascino. Il titolo Vora , con le sue sfac cettature di significati, racchiude più di un universo. Un sapere archetipico, velato di mistero, quello che trasuda dai versi, un mistero impenetrabile che giunge dal centro della terra. L'idea di concavo, di cavità, riporta alla mente gli insediamenti antichi, del Paleolitico dove le grave, le lame, i buchi, gli inghiottitoi, le grotte, servivano da riparo all’uomo contro le intemperie, non solo, spesso racchiudevano anche rituali magici. È una lettura che, anche nei momenti più ardui, cattura e fa compagnia. Scrivo queste mie considerazioni in punta di matita. Poesie senza titolo (non ce n'è bisogno). Poesie di rimandi, di seguiti, anche di rovelli esistenziali (pp. 52-54). Ma è anche una poesia di esterni, di squarci di città, di piccole storie, di interni, di sopravvissuti, di desolazione, di «stanchez...