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L'anima e l'infinito. GIULIANA BRESCIA nel cinquantenario della morte (1945-1973)

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Un verso può uccidere, lo asseriva un giovane autore serbo di cui Daniele Giancane e io ci siamo occupati nella collana “Poeti del mondo” da noi diretta per vari anni. Mi riferisco a Branko Miljković (1934-1961) e al volume Le acque cieche dello Stige edito a Bari da La Vallisa, a dicembre 1994, con scelta dei testi e traduzione di Dragan Mraović. Una silloge suggestiva, con un epitaffio mozzafiato: «Mi ha ucciso la parola troppo forte».  La vita e la morte, il vuoto e il nulla erano delle costanti dell’autore di Niš, ritenuto tra i maggiori della poesia serba del XX secolo. Erudito e bohémien , amante dei classici (Ovidio, Lucrezio, Dante, Petrarca, Ariosto, Leopardi, Manzoni), si considerava «il pronipote dei simbolisti e il nipote dei surrealisti» secondo quanto attestato dallo scrittore Vidosav - Vice Petrović, conterraneo e amico d’infanzia del poeta.   Miljković vagava tra Belgrado e Zagabria, sfidando i giorni e i segni. Si suicidò nella notte tra l’11 e il 12 feb...

Le frecciate che "non valgono un asse". ITALO INTERESSE sul Quotidiano di Bari

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Dal Quotidiano di Bari di giovedì, 1 maggio 2025, pag.8  È uscito il secondo numero de La calce & il dado , rivista semestrale di letteratura LE FRECCIATE CHE "NON VALGONO UN ASSE" Numerose le novità rispetto al numero pilota: spazi di riflessione su figure femminili che appartengono al passato anche remoto, la presenza di figure giovani all'interno della sezione Poesia, la rubrica 'Voci dal mondo', quindi i 'Percorsi', incursioni in itinerari poetici consolidati e offerti come primizie al lettore; degna nota, infine, la collaborazione con il Centro Studi Cristanziano Serricchio Varcato il Rubicone, quelli de La calce & il dado vanno avanti. Lo fanno a dispetto delle profezie di "poco disinteressate cassandre", dei colpi di tosse di polemisti ad oltranza e delle frecciate (che "non valgono un asse") provenienti dagli incauti che pretendono d'incamminarsi sulla strada della verità, notoriamente cosparsa di sassi, senza consi...

Fresco di stampa il nuovo studio sulla poesia di ANNA SANTOLIQUIDO a cura di GIANNI A. PALUMBO

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Sono trascorsi quarantatré anni da I figli della terra . Dopo quella silloge altri libri – da Ofiura a Città fucilata al volume italo-polacco – hanno puntellato il percorso di Anna Santoliquido , che ha coniugato l’attività di animatrice culturale, quale fondatrice del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, con la bellezza di una scrittura poetica visionaria e struggente, radicata nel mondo contadino e al contempo propensa alle contaminazioni.  La passione per lo studio della lingua e la sua felice rimodulazione nel verso si accompagnano alla professione di anglista e alla fascinazione del dialetto forenzese, idioma del piccolo mondo premoderno cui Santoliquido è legata. Gianni Antonio Palumbo (a cura di), IN ASCOLTO AI CROCICCHI. Anna Santoliquido tra poesia e teatro , Edizioni Solfanelli 2025, [ISBN-978-88-3305-559-6] Acquista il testo sul sito dell'editore Questo volume raccoglie atti di giornate di studio e contributi critici relativi alla produzione dell’autrice. Senza i...

ANGIULI, DAVOLI e PALUMBO, la triade pugliese della poesia civile secondo DANIELE MARIA PEGORARI

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  È con particolare orgoglio che riportiamo questo interessante articolo comparso su la Repubblica del 25 aprile 2025 a firma del prof.  Daniele Maria Pegorari  che, recensendo la recente antologia curata dal prof. Giuseppe Langella, Sfilata d'alti modi (La Scuola di Pitagora, Milano 2024) segnala la presenza dei nostri direttori,  Vito Davoli  e  Gianni Antonio Palumbo , insieme al poeta barese  Lino Angiuli  quali voci di spicco della poesia civile in Italia. Angiuli, Davoli e Palumbo. La  poesia civile  in Italia spicca con tre voci pugliesi di Daniele Maria Pegorari Nell'antologia  Sfilata d'alti modi , gli omaggi in versi degli autori baresi alle figure di Garcia Lorca, Castro e Bonhoeffer Da più di un secolo identifichiamo la poesia con la linea simbolismo-orfismo-intimismo, dimenticando che essa può e deve anche scuotere le coscienze dinanzi ai drammi della Storia; abbiamo smesso di apprezzare una scrittura che 'fac...

VITTORIO BODINI. Uno sguardo dal poggio (di M. I. DE SANTIS)

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Nella raccolta di Bodini Dopo la luna, nella poesia “Troppo rapidamente” ci sono due versi emblematici: «Il Sud ci fu padre / e nostra madre l’Europa» . Questi versi esprimono in efficace sintesi la dimensione mediterranea ed europea della vita e della poesia di Vittorio Bodini . Infatti Bodini nasce a Bari il 6 gennaio 1914 da una famiglia leccese e a 30 anni, nel 1946, va in Spagna a Madrid, dove ha ricevuto un incarico di sei mesi come lettore e ricercatore presso l’Istituto Italiano di Cultura. La permanenza spagnola, tuttavia, va ben oltre la semestrale borsa di studio e durerà quasi quattro anni, fino al 1949. Nel 1947 otto sue liriche vengono pubblicate a Barcellona nella rivista “Entregas de poesía”. Terminato l’incarico, per sopravvivere fa l’antiquario di mobili, quadri e pianoforti. Frequenta i giovanissimi poeti che si raccolgono intorno alla rivista “Garcilaso”, si mescola alla varia umanità del “Café Gijón” e legge, studia e comincia a tradurre autori antichi e nuovi, che...

MARINA CARACCIOLO legge "Contraddizioni" di VITO DAVOLI (ed. Leucò, 2001)

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La poesia di Vito Davoli, in questa sua prima bella raccolta intitolata Contraddizioni , mi ricorda inspiegabilmente i misteriosi masques e bergamasques della famosa lirica di Paul Verlaine [1]: quasi tristi sotto i loro fantastici travestimenti, vanno ammaliando un paesaggio singolare, suonando il liuto cantando l’amor corrisposto, anche se «ils n’ont pas l’air de croire à leur bonheur...» . Sembra comparire qua e là, come in un circo immaginario, fantasmagorico, un clown scanzonato e tuttavia pessimista, che nasconde le sue lacrime e la sua rabbiosa amarezza sotto il cupo riso della burla. C’è un aggirarsi smarriti in una realtà disarticolata come frammenti asimmetrici di un puzzle , sconosciuta o difficile da comprendere e da accettare, quasi impossibile da ricucire: « Non capisco neppure / se il vento che mi soffia tra le dita / al quale oppongo le mani spalancate / mi spinge avanti oppure / mi frena bruscamente...». E la luna (quale poeta mai non ha cantato la luna?) non rimanda...